Sequestro preventivo e sequestro di prevenzione

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Dal codice antimafia al codice di procedura penale: uno sguardo ai due istituti.

A quali procedimenti si applica il Decreto Legislativo 159/2011?

Detto anche “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”, si applica a quei procedimenti ai quali la proposta di applicazione di una misura di prevenzione è stata formulata a partire dal 13 ottobre 2011.

A quali procedimenti si applicano le modifiche del Decreto Legislativo 159/2011 operate dalla riforma del 2017?

Le modifiche al codice antimafia (D.Lgs 159/2011) intervenute ad opera della l.161/2017 si applicano ai procedimenti di prevenzione nei quali la proposta di applicazione è stata formulata a partire dal 19 novembre 2017.

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Sequestro preventivo

Prima differenza tra le due tipologie di sequestro è la loro collocazione.

Il sequestro preventivo lo troviamo nel codice di procedura penale all’art. 321 ed è collocato all’interno delle “Misure cautelari reali”.

Presupposto perché possa farsi luogo al sequestro è l’esistenza di un reato ( del fumus di un reato). Verificata la ricorrenza del fumus commissi delicti, oggetto del sequestro preventivo può essere qualsiasi bene, a chiunque appartenente e, quindi, anche a persona estranea al reato, purché esso sia, sebbene indirettamente, collegato al reato e, ove lasciato nella libera disponibilità, idoneo a costituire pericolo di aggravamento o di protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione della commissione di ulteriori fatti penalmente rilevanti ; “la libera disponibilità della cosa pertinente al reato” affinché il sequestro si possa ritenere valido e garante di libertà, quali la libertà personale o la libera iniziativa economica, lo stesso deve basarsi su un pericolo attuale e concreto tale da far supporre che la disponibilità della res, possa comportare la reiterazione del reato o l’aggravio di un reato commesso.

Come funziona il sequestro preventivo.

In ogni caso il sequestro preventivo è applicato dal giudice su richiesta del pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari, salvo la particolare ipotesi in cui, per urgenza, non possa attendersi il decreto del giudice, nel qual caso lo stesso viene disposto con decreto del pubblico ministero.

Intervengono naturalmente anche gli ufficiali di polizia giudiziaria che nelle 48 ore successive trasmettono il verbale del luogo dove è avvenuto il sequestro.

Il sequestro, comunque, perde efficacia se non sono rispettati i termini di cui sopra e se il giudice non emette ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta. Copia dell’ordinanza, poi, verrà immediatamente notificata alla persona a cui le cose sono state sequestrate.

Contro il sequestro preventivo è possibile proporre istanza di riesame od appello. Infine, ai sensi dell’articolo 323 del c.p.p il sequestro perde efficacia se il giudice ordina che le cose sottoposte a sequestro siano restituite, a meno che non le sottoponga a confisca. Diversamente, con la sentenza di condanna, le cose oggetto di sequestro vengono sottoposte a confisca.

Appare palese quali siano i soggetti promotori e gli oggetti sui quali applicare la misura cautelare.

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Il sequestro di prevenzione: art. 20 Codice antimafia.

A differenza del sequestro preventivo, il sequestro di prevenzione è disciplinato dall’articolo 20 del D.Lgs. 159/2011, Codice Antimafia. Il sequestro di prevenzione è disposto anche d’ufficio dal Tribunale con decreto motivato, nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 16 del Decreto Legislativo 159/2011, elenco modificato ad opera della L.161/2017 in quanto ha modificato l’art. 4, di cui ne ha ampliato i destinatari.

Titolarità della proposta.

I titolari della proposta (art. 17) sono il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo del distretto ove dimora la persona, dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, dal Questore o il direttore della Direzione investigativa antimafia, che procedono, anche a mezzo della guardia di finanza e della polizia giudiziaria, indagini patrimoniali su i soggetti nei confronti dei quali possono essere richieste misure di prevenzione personali e vertono sul tenore di vita, sulle disponibilità finanziarie, sul patrimonio e sull’attività economica allo scopo di individuare anche le fonti di reddito, indagini che devono essere svolte anche nei confronti del coniuge, dei figli, e nei confronti di coloro che negli ultimi cinque anni hanno convissuto con i possibili soggetti passivi delle misure di prevenzione, nonché nei confronti delle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi o associazioni, del cui patrimonio i soggetti medesimi risultano poter disporre in tutto o in parte direttamente o indirettamente.

Volendo riportare le parole del codice si può affermare che il sequestro viene applicato sui “beni dei quali la persona nei cui confronti è iniziato il procedimento risulta poter disporre, direttamente o indirettamente, quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego”.

Da quanto affermato è evidente che le misure di prevenzione patrimoniali costituiscono un unicum da un punto di vista internazionale, in quanto applicano misure restrittive della libertà, e nel caso in esame del patrimonio di un soggetto, anche sulla base del mero sospetto; infatti, sono applicate ante o preater delictum e anche a prescindere che sia stato commesso un reato.

Una volta che mediante le indagini patrimoniali sono stati individuati beni prevedibilmente confiscabili, può disporsene il sequestro, che, per la sua natura di “atto a sorpresa”, può essere adottato anche prima della fissazione dell’udienza di inizio del procedimento di prevenzione.

Esecuzione del sequestro di prevenzione.

L’esecuzione del sequestro di prevenzione è disciplinata dall’art. 21 comma 1 del Codice antimafia, che fa rinvio alle modalità previste dall’art. 104 disp. att. c.p.p. per il sequestro preventivo disposto nel processo penale. Quest’ultima disposizione prevede che il sequestro preventivo penale è eseguito: sui mobili e sui crediti; sugli immobili e mobili registrati; sui beni aziendali organizzati per l’esercizio di un’impresa; sulle azioni o quote sociali; sugli strumenti finanziari dematerializzati compresi i titoli del debito pubblico.

Protagonisti nella fase dell’esecuzione del sequestro sono la polizia giudiziaria e l’amministratore giudiziario, e se necessario dell’ufficiale giudiziario.

Validità provvedimento di sequestro

In ogni caso il provvedimento che dispone il sequestro perde efficacia se il Tribunale nell’arco temporale di un anno e sei mesi non pronuncia la confisca. Tale termine può subire delle proroghe solo nel caso di indagini particolarmente complesse e per un periodo di sei mesi, con decreto motivato del tribunale.

Coesistenza di un sequestro penale e di prevenzione sul medesimo bene.

Nel caso di coesistenza dei due sequestri, prevale il sequestro di prevenzione, con conseguente affidamento dei beni in sequestro all’amministratore giudiziario, al fine di consentire, in caso di confisca, la migliore destinazione del bene stesso.

Il Codice antimafia definisce all’art. 30 i rapporti con il sequestro e la confisca disposti nell’ambito di procedimenti penali, regolamentando il regime di gestione dei beni de quibus. Il sequestro e la confisca di prevenzione possono essere disposti anche in relazione a beni già sottoposti a sequestro penale. In questo caso la custodia giudiziale è affidata all’amministratore giudiziario, che provvede alla gestione degli stessi secondo le disposizioni dettate al Titolo III del Codice delle leggi antimafia. L’amministratore giudiziario, previa autorizzazione del Tribunale della prevenzione, invia al giudice del procedimento penale copia delle relazioni periodiche. Se il sequestro o la confisca di prevenzione viene revocata, il giudice del procedimento penale nomina un nuovo custode, salvo che ritenga di confermare l’amministratore.

Nel caso previsto dall’art. 104-bis disp. att. c.p.p., ossia quando il sequestro preventivo ha ad oggetto aziende, società o beni, l’amministratore giudiziario nominato nell’ambito del procedimento penale prosegue la propria attività nel procedimento di prevenzione, a meno che il giudice delegato, con decreto motivato e sentita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, non provveda alla revoca ed alla sostituzione del medesimo.

Allorquando le misure reali di prevenzione siano disposte su beni già sottoposti a sequestro nel procedimento penale e la confisca definitiva di prevenzione intervenga prima della sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca dei medesimi beni in sede penale, si procede in ogni caso alla gestione, vendita, assegnazione o destinazione ai sensi del Titolo III del Codice delle leggi antimafia. Il giudice, ove disponga successivamente la confisca anche in sede penale, dichiara la stessa già eseguita in sede di prevenzione (art. 30, comma 2). Per converso, se la sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca interviene prima della confisca definitiva di prevenzione, il tribunale, ove successivamente disponga la confisca di prevenzione, dichiara la stessa già eseguita in sede penale.

In entrambe le ipotesi, la successiva confisca viene trascritta, iscritta o annotata ai sensi dell’art. 21, il quale detta le regole per l’esecuzione del sequestro di prevenzione (art. 30, comma 4, Codice antimafia).

Le disposizioni di cui all’art. 30, commi 1 e 2, si applicano anche nel caso in cui il sequestro disposto nel corso del giudizio penale sopravvenga al sequestro o alla confisca di prevenzione.

Indipendenza tra azione di prevenzione e azione penale.

Il Codice antimafia inserisce, poi, a chiare lettere, il principio non già dell’autonomia tra i due riti, bensì, letteralmente quello dell’indipendenza tra l’azione di prevenzione e l’azione penale (art. 29, Codice delle leggi antimafia), precisando, infatti, che l’azione di prevenzione possa essere esercitata anche indipendentemente dall’esercizio della azione penale.

Si tratta di un sistema congegnato in modo tale che un soggetto possa andare indenne dalla sanzione penale, ma non da quella di prevenzione, non sussistendo una permeabilità tra i due procedimenti, i quali, però, possono essere promossi sulla base delle medesime contestazioni ed essere fondati sui medesimi elementi di prova.

Il principio di reciproca autonomia dei due procedimenti consente di utilizzare nel procedimento di prevenzione elementi di prova o di tipo indiziario tratti dal processo penale, anche se quest’ultimo non è ancora definito con sentenza irrevocabile, ed a prescindere dalla natura delle statuizioni terminali in ordine all’accertamento della responsabilità. Di conseguenza, l’assoluzione pronunciata nel processo penale non comporta l’automatica esclusione della pericolosità sociale, potendosi la relativa decisione fondare sia sugli stessi fatti storici in ordine ai quali è stata esclusa la configurabilità di illiceità penale, sia su altri fatti acquisiti o autonomamente desunti nel giudizio di prevenzione. Ciò che rileva è che il giudizio di pericolosità sia fondato su elementi certi.

Chi decide in merito alla proposta di prevenzione?

La decisione spetta al Tribunale in composizione collegiale del capoluogo di distretto ove dimora il proposto, che provvede con decreto motivato.

Il tribunale può anche procedere d’ufficio al sequestro, cioè senza un’udienza che coinvolga il proposto?

Sì, il Tribunale anche d’ufficio, con decreto motivato ordina il sequestro. La regola prevede la celebrazione di un’udienza prima del sequestro ed una successiva, prevedendo il sequestro inaudita altera parte come un’eccezione, in realtà nella prassi ogni proposta è sempre in via d’urgenza.

Quando il provvedimento di sequestro perde efficacia?

Il provvedimento perde efficacia quando il  Tribunale deposita il Decreto che dispone la confisca dopo 1 anno e 6 mesi da quando l’amministratore giudiziario ha effettuato l’immissione nel possesso dei beni.

Quando la confisca diventa definitiva?

La confisca diventa definitiva quando il provvedimento diventa definitivo, ossia non è impugnato, oppure non sono più esperibili altri mezzi di impugnazione.

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