La convivenza di fatto.

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Morte del convivente

La convivenza di fatto: diritti e doveri nascenti da questa unione.

Cosa si intende per convivenza di fatto?

Per conviventi di fatto  ci si riferisce a  due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca  assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

La convivenza di fatto tra persone dello stesso sesso o eterosessuali può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il comune procederà ad effettuare i dovuti controlli.

Diritti e doveri che nascono dalla convivenza di fatto:

1) La possibilità di far visita al proprio partner in carcere;

2) il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, in caso di malattia o di ricovero del convivente di fatto;

3) La facoltà di designare il convivente quale proprio rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;

4) Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora il partner venga dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno

Domande e Risposte

La convivenza di fatto: il convivente superstite ha diritto ad un permesso per la morte del compagno?

Sotto tale profilo, la coppia di fatto ha lo stesso diritto di una coppia legata dal vincolo matrimoniale, infatti, se un convivente muore, l’altro ha diritto ha 3 giorni di permesso retribuito, purché la convivenza risulti da una certificazione anagrafica.

conzivenza

La convivenza di fatto: il convivente superstite ha diritti ereditari?

Partiamo con il dire in prima battuta che il convivente non è erede del convivente defunto e dunque se nella coppia di fatto muore un convivente senza lasciare testamento, il superstite non ha alcun diritto alla successione del defunto, a meno che il contratto di convivenza contenga delle clausole che riguardano le regole patrimoniali di entrambi in caso di decesso.

I conviventi possono comunque redigere un testamento che stabilisca di:

nominare erede il convivente;

lasciare la proprietà, l’usufrutto o il diritto di abitazione della casa al convivente;

istituire un legato a favore del convivente su certi diritti;

prevedere un obbligo di mantenimento del convivente.

È ovvio che quanto previsto nel testamento non può in nessun caso ledere  la quota di legittima che spetta agli eredi legittimi!

la convivenza di fatto: casa in comproprietà con il convivente di fatto defunto

Succede che si crea una comproprietà tra il convivente superstite e gli eredi del defunto. Ciascuno di loro ha la facoltà di chiedere in qualsiasi momento lo scioglimento della comunione. Nel caso in cui nessuno di loro voglia acquistare la quota degli altri, l’immobile viene materialmente diviso oppure venduto all’asta con la conseguente ripartizione dei soldi ricavati dall’incanto.

Gli eredi, inoltre, potrebbero chiedere al convivente superstite il pagamento di un affitto se venisse deciso di lasciarglielo in godimento.

Tutto ciò ovviamente se non vi è un testamento a monte.

La convivenza di fatto: casa che era condotta in affitto dal convivente di fatto defunto

Quando all’interno di una coppia di fatto muore il convivente a cui risulta intestato il contratto di affitto della casa in cui entrambi abitano, il convivente superstite ha il diritto di subentrargli nel contratto come titolare dello stesso.

La convivenza di fatto: casa di proprietà del convivente di fatto defunto.

In questo caso il convivente superstite ha il diritto di continuare a vivere nello stesso immobile:

  • per due anni;
  • per il periodo pari alla convivenza se superiore a due anni;
  • non oltre cinque anni.

La legge sulle unioni civili (Art. 1 co. 42 legge n. 76/2016) fa un preciso riferimento a quanto stabilito dall’art. 337 sexies cod. civ. sull’attribuzione del godimento della casa, che deve tenere conto in via prioritaria dei figli: in pratica, se nella stessa abitazione vivono figli minorenni o disabili del convivente superstite, quest’ultimo può continuare ad abitarci per un periodo non inferiore a 3 anni. Non avrà questo diritto, però, se cessa di abitare stabilmente nella casa comune, contrae matrimonio, unione civile o nuova convivenza di fatto.

Il divorzio breve

 

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