Carcere duro: regime del 41 bis O.P.

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A cura dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto

Il regime carcerario del 41 bis O.P., detto anche carcere duro, è una tipologia di detenzione particolarmente rigida e severa.

Il 41-bis O.P.

In Italia sono presenti dei regimi differenziati di istituti di pena, e quello per eccellenza è senz’altro quello previsto dall’art. 41-bis ord. penit., che – in situazioni di emergenza, come intitola la disposizione – prevede la «sospensione delle normali regole del trattamento dei detenuti».

La legge prevede una serie di misure applicabili ai detenuti sottoposti al regime di carcere duro. I “ristretti” al 41-bis vengono posti in isolamento, dunque allontanati dagli altri detenuti sottoposti a regime ordinario, situati in una cella singola senza accesso agli spazi comuni e sono costantemente sorvegliati da un corpo speciale di polizia penitenziaria.

Introduzione del 41 bis ordinamento penitenziario.

L’art. 41 bis ord. penit. fece il suo ingresso nell’ordinamento penitenziario con la l. n. 663 del 1986 (legge Gozzini) per superare i limiti strutturali dell’art. 90 O.P. La norma prevedeva originariamente che «in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell’istituto interessato o in parte di esso l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l’ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto»; rispetto all’art. 90, venivano così chiariti i presupposti di applicazione della norma e si faceva riferimento a «casi eccezionali di rivolta o ad altre gravi situazioni di emergenza» per sottolineare l’imprevedibilità e l’eccezionalità delle situazioni per cui era congegnata, tentando quindi di circoscriverne l’operatività.

La strage di via D’Amelio del 1992, indusse l’aggiunta di un secondo comma, con cui la sospensione delle normali regole di trattamento si trasformò da dispositivo di sicurezza degli istituti a strumento di lotta alla mafia: da quel momento in poi, e ancora oggi, la ratio della disciplina prevista nell’art. 41-bis ord. penit. viene identificata nella volontà di rescindere i legami tra mafiosi detenuti e associazioni di appartenenza.

Con la sospensione di alcune regole trattamentali, e alcuni accorgimenti di natura logistica e custodiale, consentono al “carcere duro” di creare una sorta di “compartimento stagno” tra l’istituto di detenzione ed il mondo esterno. I soggetti posti al vertice delle organizzazioni criminali – in pratica – non devono mantenere, dal carcere, relazioni con le compagini mafiose operanti sul territorio, né gestire o pianificare alcun tipo di attività criminosa.

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Ratio del regime di cui all’articolo 41 bis O.P.

La ratio del regime di cui all’articolo 41 bis O.P. è chiara: la necessità di interrompere i legami tra detenuti per reati di criminalità organizzata e l’associazione di appartenenza, partendo opportunamente dall’analisi delle intercettazioni delle comunicazioni tra i detenuti per reati di criminalità organizzata e gli intermediari delle organizzazioni criminali.

Delitti

I delitti sono quelli contenuti nel primo comma dell’art. 4-bis ord. penit. o, comunque, i delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare associazioni di tipo mafioso. In particolare: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza; associazione per delinquere di tipo mafioso; delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’associazione mafiosa ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose; riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù; delitto di chi induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione; delitti di chi, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche e chi fa commercio del materiale pornografico; delitto di tratta di persone; acquisto e alienazione di schiavi; violenza sessuale di gruppo; sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri; associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Limitazioni previste al regime di cui all’articolo 41 bis.

Le limitazioni previste dal regime speciale sono: la riduzione dei colloqui con i familiari e l’esclusione di quelli con estranei; il visto di controllo sulla corrispondenza, se disposto dall’autorità giudiziaria; un limite nella ricezione di somme e di pacchi provenienti dall’esterno; la restrizione del periodo di durata di permanenza all’aperto; il divieto di partecipazione alle rappresentanze di detenuti ed internati.

Durata del regime.

Il provvedimento emesso ai sensi del comma 2 è adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia, anche su richiesta del Ministro dell’interno, sentito l’ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e acquisita ogni altra necessaria informazione presso la Direzione nazionale antimafia, gli organi di polizia centrali e quelli specializzati nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nell’ambito delle rispettive competenze.

Il provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed è prorogabile nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni. La proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l’associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita dal soggetto in seno all’associazione, della perdurante operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari del sottoposto.

Il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l’associazione o dimostrare il venir meno dell’operatività della stessa.

Quali sono le strutture carcerarie dotate del reparto 41 bis?

Il comma 2-quater dell’art. 41- bis prevede che “i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione” siano “ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all’interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell’istituto”. Queste strutture sono in tutto 23, sparse in tutto il territorio nazionale:

Casa Circondariale di Massama (OR)

Casa Circondariale di Uta (CA)

Casa Circondariale di Bancali (SS)

Casa Circondariale di Novara (NO)

Casa Circondariale di Opera di Milano (MI)

Casa Circondariale di Cuneo (CN)

Casa Circondariale di Parma (PR)

Casa Circondariale di Sanremo (IM)

Casa Circondariale di Tolmezzo (UD)

Casa Circondariale di Viterbo (VT)

Casa Circondariale di Vicenza (VI)

Casa Circondariale di Spoleto (PG)

Casa Circondariale di Ascoli Piceno (AP)

Casa Circondariale di Terni (TR)

Casa Circondariale di Rebibbia di Roma (RM)

Casa Circondariale di L’Aquila (AQ)

Casa Circondariale di Secondigliano di Napoli (NA)

Casa Circondariale di Poggioreale di Napoli (NA)

Casa Circondariale di Macomer (NU)

Casa Circondariale di Mamone a Onanì (NU)

Casa Circondariale di Badu ‘e Carros di Nuoro (NU)

Casa Circondariale di Voghera (PV)

Casa Circondariale di Reggio Calabria (RC)

per avere maggiori info, non esitare a contattarci.

 

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