Il codice antimafia

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Il codice Antimafia

Il nostro ordinamento giuridico ha visto il susseguirsi una serie di provvedimenti legislativi volti a contrastare il fenomeno della criminalità organizzata, prima di arrivare al codice antimafia.

Indice

Dal metodo Falcone al codice Antimafia

Inutile dire che, il cammino che ha portato lo Stato italiano a perfezionarsi sul modo di contrastare il patrimonio della criminalità organizzata è costellato di sacrifici.
Fu il Giudice Giovanni Falcone a capire negli anni ’80 che, le attività delle cosche potevano essere svelate sulla base che “il vero tallone d’Achille delle organizzazioni mafiose è costituito dalle tracce che lasciano dietro di se i grandi movimenti di denaro connessi alle attività più lucrose”.
E’ nel 1982, anno in cui venivano uccisi il deputato Pio La Torre ed il Generale Dalla Chiesa, che si introduceva nel testo della L. 575/1965 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), che disciplinava le misure di prevenzione personale (diffida, rimpatrio con foglio di via obbligatorio, sorveglianza speciale, divieto o obbligo di dimora) e le misure di prevenzione patrimoniali.

Legge Rognoni – La Torre e art. 416 bis.

La L. 646/1982, meglio conosciuta come Rognoni- La Torre, inseriva nel nostro codice penale l’articolo 416 bis, una norma che riconosceva espressamente, definiva e sanzionava il fenomeno mafioso ed il reato di associazione mafiosa. L’articolo in commento definiva il fenomeno mafioso quale organizzazione criminale economica, il cui obiettivo non era solo quello di commettere delitti, ma altresì quello di ottenere il controllo e la gestione di attività economiche, ovvero realizzare profitti e vantaggi ingiusti. In un’attica di potenziamento delle misure di prevenzione personali antimafia, venivano previsti per la prima volta il sequestro e la confisca di prevenzione, ossia il sequestro e la confisca di beni di provenienza illecita.
Negli anni ’80 nascevano i pool antimafia di Palermo sotto la guida dei magistrato dott. Chinnici, Caponnetto, Falcone e Borsellino.
Nel 1991 veniva istituita la Direzione nazionale Antimafia, quale organo della Procura Generale presso la Corte di Cassazione con compiti di coordinamento delle indagini relative alla criminalità organizzata, e la DIA quale gruppo interforze specializzato.

Con il D.L. 306/1992, convertito con la L n. 356/1992, si introduceva un’ulteriore misura di prevenzione ovvero la sospensione dell’amministrazione dei beni utilizzabili per le attività economiche.
Visto il crescente numero dei beni sottoposti a sequestro iniziava a sentirsi l’esigenza di introdurre una normativa per la loro amministrazione, affinché gli stessi non divenissero patrimonio pubblico privo di reddito.

 

La figura dell’Amministratore Giudiziario

Con il D.L. n. 230/1989, convertito nella L. 282/1989 – sempre in modifica della legge 575/1965 – venivano inseriti gli articoli 2 sexies, 2 septies e 2 octies che dettavano disposizioni sull’amministrazione giudiziaria dei beni sottoposti a misura di prevenzione patrimoniali e sulla loro gestione e destinazione. In particolare veniva delineata la figura dell’amministratore giudiziario, quale incaricato del tribunale per la custodia, la conservazione e l’amministrazione dei beni, anche al fine se possibile, di incrementarne la redditività.
Nonostante le sanguinose stragi del 1992, lo Stato italiano non arrestò la sua marcia di contrasto alla criminalità. Difatti, nel tentativo di snellire e rendere maggiormente efficace il procedimento per la destinazione dei beni confiscati, la L. 109/96 legge introdotta ad iniziativa popolare guidata dall’associazione Libera, si cercò di introdurre una regolamentazione dell’uso sociale dei beni confiscati.

Istituzione dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati

Con il D. L. n. 4/2010 convertito nella L. 50/2010, vennè istituita l’ANBSC ( Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati), concentrando in tale ente le competenze in materia di amministrazione destinazione dei beni.

La delega per il c.d. Codice Antimafia

A seguito di tutti gli interventi normativi, la legislazione antimafia si presentava, all’inizio del decennio scorso, composta da un’immensa stratificazione normativa di difficile interpretazione. L’esigenza di un’organica rivisitazione del sistema trova risposta nella L. 136/2010 (Pacchetto straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa Antimafia) con la quale veniva delegata l’adozione di un decreto Legislativo recante il Codice antimafia e delle misure di prevenzione.
In particolare, veniva attribuito al Governo il compito di provvedere alla ricognizione, all’armonizzazione e al coordinamento della normativa penale, processuale e amministrativa vigente in materia di misure di contrasto alla criminalità organizzata, anche con riferimento alla disciplina riguardante l’agenzia (ANBSC).
Nel settembre 2011, veniva conseguentemente approvato il “codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010 n. 135: D.Lgs 159/11 ovvero per tutti conosciuto come Codice antimafia.

https://www.altalex.com/documents/news/2018/01/19/nuovo-codice-antimafia

Modifiche al c.d.. Codice Antimafia

Il 4 novembre 2017 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (n. 258) la legge 17 ottobre 2017 n. 161 recante “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”, disciplina entrata in vigore il 19 novembre 2017. Si tratta di una riforma che, con interventi mirati anche al decreto legislativo n. 159/2011 (c.d. codice antimafia e delle misure di prevenzione, di seguito CAM), contiene snodi significativi per l’applicazione delle misure di prevenzione, per la gestione dei beni e per la loro destinazione a seguito della confisca definitiva da parte dello Stato.

https://www.legalibomenutoromeo.it/226-2/

Cosa sono le misure di prevenzione?

Le misure di prevenzione sono il risultato di un lungo iter legislativo avvenuto nel corso degli anni, caratterizzato dall’intreccio e dal sovrapporsi di leggi, che hanno portato al progressivo passaggio delle misure di prevenzione, da un controllo di fasce sociali marginali (c.d. oziosi e vagabondi), all’aggressione in chiave preventiva, della grande criminalità organizzata.

Alla luce di quanto è emerso dai cenni storici appena delineati, si coglie come le misure di prevenzione, soprattutto negli anni più recenti, stiano godendo di un’importanza cruciale nel panorama del reale impegno legislativo, grazie ad un mutamento di angolazione prospettica del danno che arrecano.

 

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